La famiglia Orsini tentò di opporsi a quello che sembrava un destino ineluttabile, tramando con alcuni dei signori dell’Italia centrale convocati proprio al castello.
Dopo lo spettacolo itinerante, la selva, la caccia, le erbe spontanee, cereali antichi, frutti del bosco, lo zafferano: il menu proposto dallo chef Paolo Trippini che ci porta tra usanze e cibi del passato (1502) ma anche nel paesaggio e nel gusto di un’Umbria che è ancora viva, il tutto accompagnato dai vini di Castello di Magione.

Cervi, cinghiali, colombacci rimandano all’arte della caccia, praticata nelle selve che, all’epoca della Congiura, stanno diventando boschi. Una caccia che vede aristocratici seguire rituali ben precisi e per cui era divertimento, segno di prestigio sociale, esercizio alla battaglia e alla contesa sempre dietro l’angolo, come la storia della Congiura ci dimostra. La fantasia, gustando i vari piatti, può portare a vivere la storia entrandoci dentro, immaginandosi magari nei boschi che ancora nel magionese sono luogo ideale per la caccia e la raccolta di frutti spontanei e di passeggiate benefiche, così almeno ci insegna una nuova pratica, la forestoterapia.

Atmosfere e storie d’altri tempi ma un menù che, pur legato alla storia, è quanto mai attuale: i nutrizionisti ci dicono oggi che selvaggina, erbe spontanee, cereali come il farro, la segale e il grano saraceno, le spezie come lo zafferano sono gli ingredienti di una sana alimentazione.

